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“La pazza gioia” di un folle innamoramento

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Si può parlare con leggerezza della vecchiaia e della malattia ? Della solitudine e della morte ? Valeria Bruni Tedeschi e Yann Coridian, con il loro documentario Une jeune fille de 90 ans (Una ragazzina di 90 anni), mostrato oggi in anteprima mondiale al festival di Locarno, dimostrano che si può fare anche di più. Si può addirittura raccontare l’amore, nato per caso in un laboratorio di danza per anziani malati. I due registi, per la prima volta in veste di documentaristi, sono entrati nel reparto geriatrico dell’ospedale francese di Charles Foix d’Ivry per realizzare un reportage televisivo su pazienti affetti da Alzheimer, in occasione di uno dei tanti corsi di danza tenuti dal coreografo Thierry Thieû Niang, “ma dopo il primo giorno di riprese – spiega Valeria Bruni Tedeschi - abbiamo sentito la necessità di fare qualcosa di più, di trasformare quella che si è subito rivelata essere un’esperienza unica, profonda e spirituale, in un film. Ci siamo collocati in un ruolo di puri spettatori e abbiamo assistito alla magia che Thierry, un artista con un talento fuori dal comune, è riuscito a creare in pochi giorni attraverso la danza”. “Abbiamo tentato di prendere parte al lavoro fra Thierry e i malati con grande discrezione – racconta Yann Coridian, che di mestiere fa principalmente lo scrittore - siamo entrati in ospedale con due sole camere, cercando fin dall’inizio il contatto con i pazienti ; ed effettivamente si è creata da subito un’atmosfera molto familiare. Le riprese sono durate sei giorni e in tutto questo tempo siamo sempre stati con loro. Vivevamo praticamente in ospedale, e così si sono dimenticati subito della presenza dell’obiettivo. Addirittura, mentre filmavo, una signora ha voluto tenermi per mano”.

Pur non trattandosi di un film di finzione, come sottolineano gli stessi autori, nel film ci sono molte attrici, “inconsapevoli, ma bravissime” ; una di queste è Blanche Moreau, la ‘fille de 90 ans’ che ha ispirato il titolo del documentario. ‘Madame Blanche’, come molti altri degenti del suo reparto è riuscita, attraverso la danza, a risvegliare alcune delle sue capacità fisiche, ma non solo… sorprendentemente, durante le riprese, si è innamorata del maestro. “Quando abbiamo visto che stava succedendo davvero – commenta Coridian - che la ‘follia’ di Blanche, causata dalla malattia, si stava trasformando nella più comune ‘follia dell’amore’ abbiamo avuto la sensazione di trovarci di fronte a un vero miracolo. Non era previsto che succedesse ed è stato molto bello vedere qualcuno innamorarsi sotto i nostri occhi ; non è la stessa esperienza che si vive quando si è coinvolti nell’innamoramento. Non mi era mai capitato”.

Blanche, figura evocativa che mette insieme la signorina DuBois di Un tram che si chiama desiderio e l’icona della Nouvelle Vague Jeanne Moreau, “è stata un po’ la chiave di questo nostro film – aggiunge la Bruni Tedeschi - attraverso la sua storia passano anche le vite degli altri malati, e i suoi progressi sono quelli del gruppo. È lei a rivelare le misteriose potenzialità taumaturgiche dell’arte, ad annullare la distanza tra vecchiaia e infanzia, e a creare, grazie alla presenza della macchina da presa, qualcosa di fortemente erotico ; a vincere, almeno temporaneamente, la sua malattia”. Ma non si può parlare di Blanche, così come delle altre ’attrici’, senza ricordarsi del personaggio di Beatrice, appena portato sul grande schermo per Paolo Virzì da Valeria Bruni Tedeschi, che ammette di essere sempre stata attratta, non solo come attrice ma anche come regista, dai personaggi più estremi : “la follia fa parte della vita, e mi piace scoprirla diversa a seconda degli individui. Credo che la normalità non esista, esiste solo chi è in grado di mascherarsi meglio degli altri. Beatrice e Blanche in comune hanno molto : la solitudine, il bisogno di essere amati, la civetteria, il fatto di vivere recluse all’interno di un ospedale dal quale vorrebbero scappare. Ed entrambe lo fanno, la prima per davvero, la seconda attraverso la danza e l’amore”.

Quale sarà il percorso di Une jeune fille de 90 ans ? “Dopo grandi riflessioni – spiega l’attrice - io e Yann abbiamo deciso di fare uscire subito il film in televisione, proprio con Arte, la tv che ha commissionato il reportage. E poi, non nego che ci piacerebbe arrivare al cinema. Con i documentari è sempre molto difficile approdare al grande schermo, ma ci proveremo”.

Caterina Taricano - Cinecittà News - 4 agosto 2016


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